Alberto De Toni, CUOA Business School: “Quando la complessità aumenta, bisogna decentrare. Serve intelligenza distribuita”

Ma perché la complessità aumenta sempre?
Dopo un anno e mezzo di vite in sospensione e in emergenza, questa domanda non cerca tanto una risposta definitiva quanto spunti intelligenti.
E se si parla di complessità applicata al mondo del lavoro – e soprattutto se si parla di competenze, di organizzazioni e di giovani – una priorità se la merita la Natura.

“La formazione di stormi o di branchi di uccelli o di pesci, ad esempio, è figlia di microregole che rendono il movimento degli uccelli e dei pesci totalmente armonico pur senza un capobranco senza o un capostormo. Questo tipo di comportamento, a lungo studiato anche attraverso simulazioni al computer, ha permesso di delineare quattro regole che governano la vita di quegli uccelli e di quei pesci:
– i singoli sono consapevoli solo di chi gli sta più vicino
– ogni individuo tende ad allinearsi nella direzione media
– gli individui mantengono una distanza pari alla lunghezza del proprio corpo (i pesci) o tre-quattro volte la lunghezza del proprio corpo (gli uccelli)
– quando arriva un predatore, è sempre bene togliersi di mezzo.
A cosa servono, quindi, gli stormi? Quando arriva il falco pellegrino, il primo che li vede comincia ad applicare la quarta regola; gli altri, che gli stanno a fianco, vedono il suo gesto e lo imitano e improvvisamente lo stormo cambia direzione perché in qualche frazione di secondo tutto il segnale d’allerta arriva a tutti. Così la probabilità di salvarsi aumenta notevolmente e questo è il senso della complessità che non arriva nelle nostre vite per complicarcele ma per permetterci di superare gli ostacoli, di sopravvivere in senso letterale o figurato”.

Le parole sono di Alberto Felice De Toni, senza inutili complimenti l’unico ad aver titolo in Italia per parlare di complessità e per tradurla nel mondo del lavoro. Ingegnere, accademico, Professore di Ingegneria economico-gestionale, ex Rettore dell’Università di Udine, dal 2019 Presidente della Fondazione CRUI – Conferenza Nazionale dei Rettori delle Università italiane, attuale Direttore scientifico del CUOA Business School e Coordinatore Scientifico della Scuola di Complessità di Feltrinelli Education. Lo scorso novembre è stato anche nominato dal MIUR a capo dell’imminente comitato per l’Università della Difesa. Di certo non mancano i libri, l’ultima pubblicazione è “Isomorfismo del potere. Per una teoria complessa del potere”, edito da Marsilio nel 2019.

Portandolo dalla complessità animale a quella umana, gli chiediamo una riflessione libera sulle organizzazioni aziendali. “Le organizzazioni tradizionali sono organizzazioni a poche menti, quelle dei vertici. Le organizzazioni più avanzate sono quelle a molte menti, dove tutti sono chiamate ad essere self- leader e intra-imprenditori. Il leader passa dal classico esercizio della “pianificazione e controllo” a quello innovativo della “creazione del contesto”. Un contesto dove la vera motivazione è l’auto- motivazione, frutto di una visione condivisa, ottenuta con l’esempio del leader che fornisce l’energia del cambiamento. Quando la complessità aumenta, non si può affrontarla centralmente, bisogna decentrare, puntare sulla partecipazione e sull’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Serve intelligenza distribuita, interconnessa, auto-motivata e auto-attivata”.

Competenze giovani o giovani competenze: quale dovrebbe essere una interpretazione contemporanea della parola “competenza” e dell’aggettivo “giovani”?

La competenza è una conoscenza “agita”. Quindi la competenza è una conoscenza messa in atto, messa in azione. La conoscenza assume un valore concreto quando si esplica in una azione.
Parafrasando Aristotele, il quale diceva che “Il pulcino è un gallo in potenza e il gallo è un pulcino in atto”, possiamo affermare che la conoscenza è valore in potenza e il valore è conoscenza in atto. In altre parole la competenza è valore.
Giovane è una persona che guarda più al futuro che al passato. Essere giovani significa essere proiettati più ad immaginare il futuro piuttosto che a ripensare al passato. In sintesi le competenze giovani o le giovani competenze rappresentano le conoscenze che possono entrare in azione per creare valore nel futuro.

La sua vita professionale è coincisa, e continua ad esserlo, con l’osservazione e la gestione da dentro della vita universitaria. Qual è il senso moderno della formazione per i giovani?

La scuola e le università organizzano da sempre la più grande evasione di massa mai vista nella storia: quella dalle carceri dell’ignoranza. È dimostrato che all’aumentare dei numeri di anni di studio aumenta la capacità critica delle persone. Gli studi scientifici portano in dono la modellazione, strumento chiave per risolvere problemi concreti. Ma quando i problemi sono troppo complessi, il problema non può essere modellizzato. Allora diventano chiave gli studi umanistici che portano in dono la narrazione. Quanto il problema non può essere modellizzato, si racconta una storia. La trama è un meta-modello, un esile filo rosso che lega fatti apparentemente disgiunti. Ecco quindi che studi scientifici e studi umanistici, modellazione e narrazione, sono complementari, sinergici, destinati a costituire i due poli la cui differenza di potenziale fa scorrere la corrente che può illuminare la complessità del reale in cui siamo immersi.