Ci aspetta un nuovo mondo, che non sarà più possibile leggere e vivere con gli occhi del passato

Intervista ad Aristide Stucchi, Presidente AAG Stucchi 

26 maggio 2020

75 anni compiuti nel 2019, circa 200 dipendenti nella sede di Olginate, in provincia di Lecco, una rete di 150 lavoranti a domicilio e rappresentanti commerciali nei 5 continenti: sono i numeri di AAG Stucchi, storica azienda di illuminotecnica, una di quelle realtà che disegnano anche la storia sociale di un territorio. “Già ai tempi di mio nonno ci si avvaleva della collaborazione di lavoratori a cottimo per l’assemblaggio a mano di determinati componenti, è una consuetudine che si è preservata fino ad oggi” ci dice Aristide Stucchi, Presidente dell’azienda. La produzione si è fermata per oltre tre settimane, ancor prima del decreto che ha sancito il lockdown, una decisione che è stata presa di concerto con le rappresentanze sindacali per rispondere ad un clima di preoccupazione diffuso, “anche se fin dalle primissime avvisaglie ci siamo attrezzati con tutti i dispositivi di sicurezza e protezione che poi sono stati normati, la presenza di due sister company a Hong Kong e Shangai ci aveva dato la possibilità di vedere cosa stava accadendo e di anticipare alcuni passaggi”. Così anche la riapertura in deroga, in quanto parte di filiere essenziali, è stata attuata nella piena consapevolezza e accordo di tutti: è stato predisposto un comitato, di cui fanno parte Direzione, AD, Rappresentante della Sicurezza della Rsu e medico di competenza, che periodicamente continua a riunirsi per monitorare costantemente la situazione e attuare tutte le misure necessarie alla salvaguardia della salute e della sicurezza dei dipendenti, anche indipendentemente (spesso anzi anticipandole) dalle disposizioni governative. 

Di una cosa è certo Stucchi, che la crisi abbia fatto emergere una dimensione più umana e solidale: “anche perché penso che si possa uscire da questa situazione solo attraverso la massima collaborazione di tutti. Credo che gli italiani abbiano dimostrato un enorme senso civico e dato una prova di grande rispetto e umanità: i miei figli, che hanno tra i 15 e i 20 anni, hanno accettato di buon grado le limitazioni imposte, sapevano che stavano agendo per salvaguardare la salute dei loro cari e insieme della collettività”.  Accanto ad una visione ottimistica però se ne affianca una meno rosea: “è ovvio che il nostro settore ne risentirà, come tutti: a livello internazionale le prospettive più ottimistiche parlano di un calo del 20%, quelle più cupe si spingono al 50%. Occorre vedere quello che accadrà a livello retail e nel settore immobiliare e delle costruzioni, cui siamo legati. Ma la realtà è che fare previsioni in questo momento è come lanciare un dado”. 

Il settore aveva già conosciuto due passaggi cruciali, la crisi del 2008 ovviamente ma anche il passaggio ai Led, tra il 2013 e il 2014: “allora abbiamo colto l’opportunità di una conversione forte verso il digitale, oggi è ancora troppo presto per capire in che modo potremo cambiare pelle per sopravvivere, certo lo smart working è stato affrontato da tutti con spirito di grande corporazione, la disponibilità che ho visto nei collaboratori che stanno lavorando da casa è a dir poco straordinaria, anche se nessuno di noi era pronto a questo passaggio così brusco”. Stucchi la definisce una crisi simmetrica, perché “si stanno ridefinendo i paradigmi stessi del nostro essere umani. Quando siamo passati al Led il cambiamento è stato di processo, oggi invece sono messi in dubbio i paradigmi di interi settori industriali. Pensiamo solo alle compagnie aeree, non sappiamo quando e in quali condizioni torneremo a volare, lo stesso è per il settore dell’illuminazione, specialmente per la parte legata al mondo del retail, perché non sappiamo in che modo le persone torneranno a spendere i loro soldi”. 

Ecco allora che la visione dell’imprenditore deve allargarsi e strutturarsi ancora di più: “occorre avere una vision ampia, cogliere tutti i segnali, anche i più deboli, che arrivano dal mercato. È un’operazione più semplice per chi opera nell’ambito dei servizi, che credo oggi si trovi in una posizione di privilegio, nel manifatturiero invece temo che la crisi possa essere molto più importante. Io credo che fra 3 mesi il mondo non tornerà quello di prima, e occorrerà attraversare molte fasi per capire come sarà questo nuovo mondo che stiamo per vivere. Dovremo certo adattarci e saper cambiare, di certo è che non potremo più – forse mai più – ragionare con gli stessi algoritmi di ieri”. Le opportunità quali possono essere? “È indubbio che la digitalizzazione ne offra tante, a partire dalla maggior efficienza che è data dalla possibilità di lavorare da remoto. I nuovi strumenti offrono straordinarie possibilità di condivisione, che andranno a sopperire l’impossibilità di poter girare il mondo così come ho fatto fino a ieri. Ad oggi assistiamo nelle aziende ad un aumento dei costi a fronte di un deterioramento delle marginalità. Occorrerà ridefinire l’intero sistema: come potranno sopravvivere le grandi catene di negozi, se potranno essere frequentate da una manciata di persone soltanto? Bisognerà vedere in che modo riusciremo a sopportare questo cambiamento, e a supportarlo, definendo una nuova sostenibilità”. 

Gli imprenditori che ruolo possono giocare in tutto questo? “Sarebbe auspicabile che le competenze degli imprenditori venissero ascoltate e sfruttate, che il loro pragmatismo fosse d’aiuto alla politica per scorgere certe storture, come la lentezza della burocrazia o la bassa digitalizzazione. Nella fase dell’emergenza sanitaria il mondo scientifico è stato di supporto alla politica, indirizzandone le scelte: credo che sarebbe magnifico immaginare un comitato di indirizzo formato da imprenditori per traghettare il paese in questa difficile fase”. Secondo Stucchi è importante mettere nuovamente al centro il lavoro, proprio ora che sembra più in crisi: “lo strumento della cassa integrazione è certamente di supporto, ma vivo l’esperienza di altri paesi, come gli Stati Uniti, nei quali vengono erogati alle imprese prestiti per avviare nuovi progetti e coinvolgere i collaboratori in prima persona. Credo che mantenere le persone attive, e consentire alle aziende anche in situazioni di emergenza di portare avanti quei progetti che hanno dovuto accantonare, sarebbe uno stimolo importantissimo, una rimessa in circolo di energie del fare indispensabile. L’imprenditore ha un ruolo sociale fondamentale, e credo sia nostro dovere, con l’aiuto dello stato, restituire ai nostri territori quello che ci hanno dato: e l’unico, vero valore dell’imprenditore sono e saranno sempre le persone”.