FATTORE TEMPO, FIDUCIA AGLI IMPRENDITORI, UNIONE DELLE MIGLIORI INTELLIGENZE PRODUTTIVE DEL PAESE: SOLO COSÌ SI SALVA IL TESSUTO ECONOMICO ITALIANO

“La sensazione è quella di giocare una partita a poker: e su chi si deve scommettere per salvare il tessuto produttivo del Paese se non su chi il lavoro lo genera? Per questo auspico che alla visione assistenzialistica se ne affianchi una più costruttiva, uno sguardo di lunga gittata che si concentri sull’obiettivo imprescindibile di salvare il lavoro”

Intervista a Giovanni Gianola, Direttore Consorzio Premax, Distretto delle forbici e degli articoli da taglio di Premana

21 aprile 2020

Prendete una lama di qualità, siano forbici, forbicine o tronchesini: nove volte su dieci l’oggetto che vi ritroverete tra le mani è stato prodotto a Premana, poco più di 2mila anime a 1.000 metri di altitudine in Valvarrone, provincia di Lecco. Qui, da secoli, la lavorazione del ferro è la principale attività produttiva, nonché anima profonda di una comunità, e qui sorge il Distretto delle forbici e degli articoli da taglio di Premana, una delle tante storie italiane di eccellenza e sapienza artigiana, forse non tutte conosciute quanto meritano. Dal 1974 il Consorzio Premax riunisce i piccoli produttori del territorio, che danno lavoro a circa 300 persone, per un fatturato complessivo di 28 milioni di euro nel 2019. “Qui a Premana tutto ruota attorno alla lavorazione del ferro e dell’acciaio – ci spiega Giovanni Gianola, che del Consorzio è il Direttore – è la vera anima della nostra comunità, un collante sociale ancor prima che economico”. Al Consorzio gli associati affidano il ruolo commerciale e distributivo all’estero, secondo uno statuto condiviso: “lo scorso anno il 97% del nostro fatturato è stato realizzato all’estero – continua Gianola -. Esportiamo in tutta Europa, Nord e Sud America, Russia, Australia: i nostri competitor a livello europeo solo soltanto 2, uno in Francia e uno in Germania”. 

 

Insomma, è un po’ come pensare a forbici DOP, no? “In effetti possiamo dire così – risponde Gianola -. Da una parte abbiamo un’expertise che è il risultato di secoli di tradizione, dall’altra con la crisi del 2008 abbiamo dovuto ancor più puntare sulla qualità per resistere agli scossoni del mercato: acciai speciali per prodotti di eccellenza, sia per uso domestico che professionale, dai parrucchieri alle sartorie ai centri estetici”. In quel caso la crisi insomma aveva dato un nuovo impulso alla produzione. E oggi? “Siamo chiusi ormai dal 25 marzo e la situazione è davvero complessa, non nascondo che preoccupazione e smarrimento siano i sentimenti più diffusi. Stiamo parlando di una realtà parcellizzata in tante piccole Snc e Srl, ciò che ci rende più deboli ed esposti dal punto di vista economico, con un potere contrattuale molto limitato nei confronti degli Istituti di credito: se la situazione non si sblocca in tempi rapidi rischiamo di andare velocemente verso problemi di liquidità. Se penso a una metafora efficace direi che quella che stiamo giocando è una partita a poker: davvero non sappiamo cosa accadrà”. Il mercato post virus è effettivamente un’incognita: ma le rassicurazioni che provengono dal Governo circa il piano di rilancio, con i 400 miliardi di aiuti promessi alle industrie? “Certamente si tratta di un’apertura positiva, a patto che tutte le decisioni vengano prese in tempi rapidissimi. Il fattore tempo gioca un ruolo decisivo, e assieme ad esso come si comporterà il mercato quando le attività torneranno a una lenta normalità. Cosa dobbiamo aspettarci dai clienti di domani? Assisteremo ad un impoverimento della domanda, sia in termini qualitativi che quantitativi, dei beni non strettamente di primissima necessità? Le risposte che ad oggi possiamo ipotizzare non sono particolarmente incoraggianti: ad esempio ci aspettavamo un boom di vendite on line che poi non c’è stato. Nel clima di paura generalizzato è naturale tendere a contrarre le proprie spese: credo che in questo senso ci troveremo di fronte a un mercato completamente differente, che andrà capito e al quale occorrerà adeguarsi”. 

Si possono fare al momento attuale ipotesi realistiche sulla riapertura? “Non lo so: per la nostra caratteristica di forte orientamento sui mercati esteri, quello che vedo è che occorrerà seguire l’andamento geografico dell’epidemia, per cui posso supporre che forse con l’estate potremo tornare ad una situazione di relativa normalità”. E nel frattempo quali soluzioni possono essere messe in campo? “Come ho detto prima serve velocità: velocità di accesso al credito, anzitutto. E poi sarebbe auspicabile ovviamente una sospensione delle tasse e delle imposte, anche se mi rendo conto che ciò significherebbe sottrarre risorse allo stato centrale. Però credo davvero che in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo occorrerebbe dare fiducia agli imprenditori, lasciando nelle loro mani la liquidità. In questo senso era già stato apprezzabile, nell’ultima finanziaria, l’adozione dello strumento del credito d’imposta, che va esattamente nella stessa direzione. Parlavamo di partita a poker, partita drammatica: su chi si deve scommettere per salvare il tessuto produttivo del Paese se non su chi il lavoro lo genera? Per questo auspico che alla visione assistenzialistica – sacrosanta in certi contesti – se ne affianchi una più costruttiva, uno sguardo di lunga gittata che si concentri sull’obiettivo imprescindibile di salvare il lavoro”.

E come possono gli imprenditori far sentire la propria voce? “Unendosi, non ci sono alternative – dice Gianola. RoadJob è un magnifico esempio di come fare network sia una scelta intelligente e vincente, soprattutto nei periodi di maggior difficoltà. Credo davvero che occorra partire dagli uomini e dalle donne che creano il lavoro, che vivono sulla loro pelle difficoltà e sfide, cadute e successi, credo che oggi sia il momento di chiamare a raccolta le migliori intelligenze, e chiedere loro di assumersi anche la responsabilità di avanzare proposte. Fare “lobby”, insomma, nell’accezione positiva del termine, tra le migliori forze del paese. RoadJob ha le potenzialità, a mio avviso, di “cambiare pelle” e diventare veicolo di rappresentatività delle aziende di un territorio la cui centralità produttiva è indiscussa, dare voce alle istanze dei tanti e farne voce unica che possa entrare in dialogo con le associazioni di categoria, con le istituzioni e con la politica. Non c’è altra strada se non quella dell’unione, della rappresentatività, del fare massa critica. Abbiamo in questo senso una grande opportunità, per quelle che sono le ragioni stesse dell’esistenza di questo network, ed è il momento di far sentire questa forza”.