La curiosità, la fantasia, la voglia di apprendere: ecco le chiavi di lettura del futuro.

Intervista a Ilenia Brenna, Direttrice Enaip Cantù

1 dicembre 2020

“È innegabile che ognuno di noi abbia un talento, che sia da imprenditore, da musicista o da artigiano non importa, il punto è: come scoprirlo? Come portarlo alla luce? Ci sono ragazzi e ragazze che trovano sponda alle loro passioni nella famiglia, altri devono essere accompagnati e la scuola dovrebbe essere il primo luogo in cui trovare sostegno, una scuola che sia anche conoscenza di sé per poter trovare il proprio posto nel mondo”. Ilenia Brenna è Direttrice del centro di Cantù di Enaip Lombardia, spazio di formazione professionale all’avanguardia immerso in un territorio in cui l’eccellenza produttiva – in particolare nel mercato del legno e dell’arredo – si confronta con un mercato internazionale: il Campus di Enaip Cantù, sviluppato in stretta relazione al fabbisogno delle aziende del territorio e dei giovani, ospita su un’area di 4mila metri quadrati una School, centro di formazione con metodologia “learning by doing”, una Factory, spazio polifunzionale a disposizione dei giovani, con un FabLab, un’area coworking e uno spazio eventi, e l’Enaip Lodge, foresteria di nuovissima realizzazione che accoglie studenti, aziende e professionisti coniugando design e ospitalità nel cuore di un territorio dove pulsa l’eccellenza del made in Italy. La bellezza dei luoghi è un elemento strategico essenziale, secondo la Direttrice: lavorare o formarsi in luoghi belli è importantissimo e molte aziende non ne hanno, forse, ancora compreso appieno il valore, anche in termini di attrattività.

“Mi piace l’idea di una formazione che più che rispondere a obiettivi professionali appaghi obiettivi personali – dice – perché solo arrivando a soddisfare quelli si ottiene il massimo, da sé e dal lavoro che si sceglierà di fare. La professione tecnica, ad esempio, si impara, ma è altrettanto importante apprendere altre cose, la flessibilità, la creatività, la capacità di mettersi in gioco, l’umiltà di guardare al lavoro degli altri per carpirne i segreti. Credo che l’identikit, se così vogliamo dire, cui un giovane oggi dovrebbe uniformarsi sia questo: la curiosità, la fantasia, la voglia di apprendere diventano le chiavi di lettura del futuro”. In un mondo che viaggia velocissimo, non sempre un ragazzo o una ragazza trovano “specchi” adeguati alle loro esigenze formative: “pensiamo a quanto è cambiato il lavoro negli ultimi trent’anni: oggi non hai più un lavoro per tutta la vita, devi modificarti e formarti continuamente, e non si tratta solo di scegliere i corsi appropriati perché le opportunità di formazione sono infinite, ma soprattutto è fondamentale tenere viva la voglia di scoprire le proprie passioni”. Anche il mondo tecnico-professionale può aprire a strade inattese: “rispetto al passato i processi produttivi sono profondamente mutati, oggi l’elemento di innovazione e problem solving sono centrali. Non esiste più la figura dell’operaio seriale con un basso grado di scolarizzazione, la preparazione e le capacità culturali sono un elemento dirimente per gestire processi produttivi complessi”. Il fatto che a queste professioni sia riconosciuta minor dignità culturale è un limite, sostiene Brenna, tutto italiano, che causa un ritardo nell’inserimento nel mondo del lavoro. “In Francia e Germania ad esempio, in sistema di istruzione completamente diverso dal nostro, dopo un biennio comune si possono scegliere il Liceo o gli istituti tecnico-professionali che ti accompagnano ugualmente fino all’Università. Il cosiddetto sistema duale consente ai ragazzi e alle ragazze, inoltre, di lavorare e contemporaneamente proseguire il percorso di studi fino al diploma”. Un sistema sul quale la Lombardia sta puntando molto: “l’articolo 43 del contratto di apprendistato consente all’azienda di assumere giovani dai 15 ai 25 anni permettendo loro di lavorare e al contempo di seguire il percorso formativo per conseguire il diploma o la qualifica professionale – dice la Brenna. – Ad esempio, un ragazzo o una ragazza che stiano seguendo un corso di formazione Enaip possono essere assunti dall’azienda con un percorso personalizzato che preveda giorni al lavoro e giorni in aula: al raggiungimento del diploma l’azienda stessa potrà decidere di assumere la risorsa attraverso l’apprendistato professionalizzante. Si tratta a mio avviso di una formula vincente, in Italia, pur essendo acquisita a livello nazionale, si sta sperimentando in maniera forte sul nostro territorio, noi ci stiamo lavorando tanto e ci crediamo fortemente. Ci piacerebbe molto che anche le aziende credessero nella formazione professionale, tutti hanno bisogno di tecnici e figure professionali ma a questo bisogno non sempre corrispondono adeguati investimenti.

Così come crediamo nella mobilità all’estero come tema importante nell’acquisizione di competenze: buona parte dei nostri allievi va a fare esperienza di un mese di tirocinio in aziende all’estero tramite i nostri partner europei, in aziende di mobili, showroom ecc.”. La scuola in che posizione si pone in questo processo di avvicinamento al mondo del lavoro? “Credo che il primo tema di dispersione sia legato al fatto che a 13 anni i ragazzi siano posti di fronte a una scelta che è prematura: a ciò si aggiunga che non sempre la scuola è in grado di individuare i reali talenti del singolo, passaggio fondamentale, come dicevamo all’inizio. Ma l’istituzione scolastica fatica a stare al passo coi tempi, i giovani vanno velocissimi e si ritrovano a fare i conti con metodologie datate: dobbiamo invece sviluppare anche nuove forme di apprendimento, che si misurino, ad esempio, con il fatto che oggi le sollecitazioni infinite cui i giovani sono sottoposti è difficilissimo mantenere costante l’attenzione per un’ora o passa in una lezione frontale. E poi i contenuti: il tema green è molto sentito dai ragazzi, ma quanti poi lo ritrovano tra i banchi di scuola se non per iniziativa dei singoli insegnanti? Ecco, io credo che la scuola debba partecipare in prima linea alla grande sfida di un cambiamento che non è più procrastinabile, dobbiamo chiederci come formulare nuove forme di apprendimento perché nascano nuove forme di professionalità e perché i nostri ragazzi possano trovare lavoro in Italia”.