La crisi? È sempre un trampolino di lancio verso il nuovo. Auspico un think tank di imprenditori per far ripartire il Paese

Intervista a Marco Taccani Gilardoni, CEO Gilardoni S.p.a.

3 giugno 2020

Siamo nati nel 1946, in un momento di profondissima crisi e al tempo stesso nella certezza che ci si sarebbe dovuti rialzare: dopo la Seconda Guerra Mondiale non esisteva più il tubo a raggi X, l’azienda cominciò a produrlo inizialmente per il settore sanitario per poi allargarsi a quello industriale e, a fine anni Sessanta, al settore dell’antiterrorismo, con gli scanner aeroportuali, in un ulteriore momento di forte instabilità. Insomma, trovarci nei momenti in cui ogni status quo è stravolto è in qualche modo nel nostro Dna, ed è anche il motivo per cui ho grande fiducia negli imprenditori”. A parlare è Marco Taccani Gilardoni, CEO di Gilardoni Spa, azienda leader nella produzione e distribuzione di apparecchi a raggi X da oltre 70 anni, 235 dipendenti nello stabilimento di Mandello del Lario, nel lecchese, per un business che viaggia in tutto il mondo. Verbo scelto non a caso, dato che alcuni dei maggiori clienti dell’azienda sono gli aeroporti, che dopo la lunga chiusura causata dall’emergenza sanitaria hanno ripreso a funzionare seppure con procedure totalmente riviste. La produzione delle tecnologie per le apparecchiature medicali a raggi x e ultrasuoni invece ha ovviamente avuto un picco di richiesta a causa della pandemia: “una situazione che ci ha presi un po’ alla sprovvista – spiega Gilardoni – perché in genere non si tratta di impianti di emergenza. Fortunatamente siamo riusciti ad avere piena collaborazione dalla filiera sul territorio per far fronte alla domanda”.

E come sempre è accaduto nella storia dell’azienda, anche in questo frangente la crisi ha attivato risorse e idee: “ci siamo messi subito al lavoro per quello che sarebbe stato il “dopo”, e abbiamo sviluppato in un mese una macchina, della quale abbiamo già depositato il brevetto, in grado di sterilizzare con l’ozono gli oggetti, utilizzabile dall’industria ai supermercati alle scuole. Si tratta di una macchina progettata come un tunnel entro il quale far passare quegli oggetti che per la loro collocazione, ad esempio sugli scaffali di un supermercato, possono essere a rischio di contaminazione, uno strumento che non esisteva”. Una ricerca condotta con rigore da scienziati, prima ancora che da imprenditori: per questo è stato coinvolto anche il San Raffaele di Milano: “Mio nonno era uno scienziato, e mi è parso di rivivere i suoi tempi, quando c’è stato bisogno di uno sforzo, quando le idee dovevano essere messe al servizio della collettività, in epoca di ricostruzione: quella generazione sentiva di percorrere un percorso di innovazione tecnologica e insieme una sorta di missione, con una forte responsabilità sociale. Oggi la parola sanificazione è sulla bocca di tutti, ma credo vada spiegato con serietà cosa significa, perché la situazione che viviamo ci porterà a cambiare le nostre abitudini e attitudini e c’è bisogno prima di tutto di dare fiducia”.

Razionalità è stata anche la parola d’ordine in piena emergenza, quando tra marzo e aprile c’è stato bisogno di tranquillizzare i dipendenti e di responsabilizzarli: “il sentiment è sempre stato molto buono, c’è stata piena disponibilità di tutti i collaboratori. Sia da parte loro che da parte del mercato ho colto la positiva sensazione di un forte senso di lealtà, la piena consapevolezza di essere sulla stessa barca – dice Gilardoni. – Non abbiamo avuto, fortunatamente, problemi di liquidità ma li hanno avuti i nostri clienti, in primis gli aeroporti, e con loro abbiamo cercato soluzioni di buon senso”. Oggi però circa l’immissione di liquidità ci sono lentezze e ritardi, che rischiano di mettere in ginocchio il tessuto economico del Paese, fatto di piccole e medie imprese, anche se Gilardoni, per indole e attitudine personale e professionale, preferisce usare la lente dell’opportunità: “le paure sono tante, ma assieme c’è la possibilità di aprirsi al nuovo, pensiamo al settore dei viaggi, è chiaro che ripartirà un turismo diverso, di prossimità. Al contempo si darà nuovo impulso – almeno lo auguro – al settore sanitario, dato che ci siamo accorti delle carenze di un settore troppo a lungo bistrattato. Certo è che ci sono state carenze nella gestione dell’emergenza: avevamo le notizie che ci arrivavano da Wuhan ma l’impressione è stata quella che non si fosse preparati al worst case scenario, che dovrebbe essere invece la prima regola, e si sia avanzati un po’ a tentoni. L’impressione è che i danni provocati al sistema economico dal drammatico blocco possano essere equiparabili a uno scenario post bellico, senza contare il fatto che potremmo trovarci di fronte a una seconda ondata epidemiologica”.

Ancora una volta l’approccio è quello del buon senso: “non capisco perché ci sia stato questo accanimento sulle seconde case, ad esempio. Mentre sono stato positivamente colpito dal grande senso di responsabilità che tutti i cittadini italiani hanno avuto: se pensiamo che in America c’è stata la corsa ai negozi di armi possiamo andarne fieri”. Quale può essere il ruolo degli imprenditori in questo presente di ricostruzione e ritorno alla normalità? “Credo sarebbe utile un think tank degli imprenditori, perché c’è la fortissima esigenza di ripensare al modello economico e alla stessa imprenditorialità: non possiamo più pensare agli imprenditori come “prenditori”, perché un imprenditore agisce in maniera concreta sul suo territorio, il vero punto di partenza è individuare quali sono le debolezze della globalizzazione, difendere i prodotti delle maestranze, analizzare quale sia il vero contenuto in termini di posti di lavoro per il residente in Italia. Da lì si apre un ulteriore altro percorso, quello delle sane verifiche e di una giustizia certa e dura nelle punizioni ma che non sia casuale o demagogica. Lo Stato dal canto suo dovrebbe far ripartire gli investimenti sulle infrastrutture, snellendo la burocrazia e riformando il sistema giuridico perché la giustizia abbia tempi e modalità certi. Un lavoro che può, anzi deve essere fatto proprio ora, perché è questa la grande opportunità che abbiamo”.