Responsabilità sociale e capacità di attivare collaborazioni e reti: così potremo affrontare i mesi che ci aspettano

Intervista a Marilena Conti, titolare Coren, e Ada Civitani, titolare New Fairy

22 maggio 2020

Rifare il letto come atto pedagogico: che un gesto così quotidiano e banale possa influenzare la formazione del bambino è una considerazione che rivela grande sensibilità ed una buona dose di genialità. A pensarci è stata Ada Civitani, titolare di New Fairy, giovane azienda tessile brianzola produttrice di Zip&Dream, un sistema letto per bambini ispirato al metodo montessoriano: e galeotto fu proprio il sistema innovativo ideato da Ada, che segnò nella primavera del 2019 l’inizio della collaborazione – tutta al femminile – tra lei e Marilena Conti, titolare di Coren, storica azienda che alla produzione di tappeti su misura e pavimenti assomma uno store di 1500mq dedicato alla vendita di biancheria per la casa, tende e abbigliamento. “Sono nata e cresciuta qui, e conoscevo Coren fin da bambina – racconta Ada. – Per questo l’istinto è stato contattare l’azienda per presentare loro il mio progetto. Il primo incontro con Marilena, che nelle intenzioni sarebbe dovuto durare un’ora, si è trasformato in una riunione-fiume, nella quale si sono incontrate da un lato la filosofia innovativa del prodotto, dall’altro il fiuto imprenditoriale di Marilena, che mi ha subito consigliato come migliorarlo in ottica commerciale”.

L’inizio di un proficuo percorso, che se possibile si è rafforzato ulteriormente durante l’emergenza sanitaria: “quando è scoppiata la pandemia stavamo lavorando su una traversina sanitaria per bambini, da cambiare senza rifare tutto il letto, un’idea pratica e veloce – dice Marilena. – Ma come è nel Dna di Ada, la sua attenzione si è presto spostata sull’urgenza, su quello che poteva fare nell’immediato per ovviare al problema delle mascherine, inizialmente introvabili e costose”. E allora perché non convertire parte della produzione, andando incontro soprattutto alle esigenze economiche delle famiglie, che Ada, madre di due bambine, ha ben presente? “I nostri tessuti potevano essere utilizzati per fare mascherine lavabili e riutilizzabili, molto più sostenibili rispetto alle monouso, sia dal lato economico che da quello ecologico”. Inizialmente pensava di farne qualche centinaio, per un giro ristretto di amici e conoscenti, poi nell’arco di 2 settimane la richiesta è cresciuta a dismisura e ha dovuto attivare una rete di collaborazioni per far fronte. Ci siamo mosse nell’ottica di un’iniziativa di impatto sociale più che imprenditoriale, e così facendo abbiamo dato nuovo impulso anche alle nostre imprese – racconta Marilena. – Con l’andare dei giorni Ada si è documentata su come rendere le sue mascherine più performanti, aumentandone la capacità filtrante usando un particolare tipo di TNT che ha passato i test di laboratorio del Politecnico di Milano, per creare filtri monouso da inserire nelle mascherine di tessuto lavabile, sempre nell’ottica di mettere a disposizione un prodotto sostenibile economicamente. Con il suo progetto – oggi in attesa di certificazione – Ada è riuscita ad offrire un sistema di protezione alla portata di tutti. La mascherina in 2 strati puro cotone e 1 in poliestere antibatterico e è sanificabile in modo semplice con soluzioni igienizzanti e si può lavare a mano o in lavatrice fino a 90°. L’inserto monouso è da sostituire, ma dura di più rispetto alle mascherine in TNT perché è protetto dall’umidità della bocca. Inoltre l’uso del cotone sulla pelle previene irritazioni ed allergie”. Il progetto è andato oltre, tornando sempre nel cuore e nella filosofia aziendale, e pensando in primis ai bambini, sono state realizzate delle mascherine con stampe divertenti che permettano loro di vivere “giocando” ciò che per i genitori rappresenta “sicurezza”, in modo da rasserenare le famiglie e rendere i bimbi contenti di indossare una mascherina.

La prontezza di Ada e Marilena nella reazione all’emergenza, nata più in risposta a un imperativo di ordine etico che imprenditoriale, ha avuto importanti ripercussioni anche sulla creazione di posti di lavoro: “Non solo non abbiamo lasciato nessuno a casa, ma abbiamo rinnovato contratti in scadenza, volevamo dare un segnale forte, anche di speranza, e soprattutto salvaguardare anche il lavoro al femminile” dice Ada. Non sono mancate le difficoltà: “All’inizio c’era molta confusione ed enfasi sul fatto che si dovessero utilizzare solo mascherine “certificate”, con il risultato che spesso sono state sottratte al personale medico, che in nello scenario critico che si era creato, ne aveva certamente bisogno. Le persone non sapevano cosa fare per tutelarsi. Abbiamo anche subito critiche essendo stati i primi ad avere questa idea ma come tutti i precursori abbiamo continuato a crederci e ad ascoltare i bisogni delle famiglie. Nel mentre, si era creato un enorme passaparola”.

Un vero e proprio servizio alla comunità, quello di Ada e Marilena, che ha attirato anche moltissimo sostegno: “tutte le volte che abbiamo avuto a che fare con le autorità, dal prefetto alla Guardia di Finanza, ai Carabinieri, abbiamo sempre registrato disponibilità e apprezzamento, che sono stati fondamentali”. Il settore tessile ha quindi trovato nuova ed utile vita: “Sento tanto parlare di ripresa in queste settimane, di ripartenza, ma credo che la parte più difficile arrivi ora, nel confronto con un mercato fortemente provato – dice Marilena. – Il settore tessile poi ha ulteriori nodi critici, perché entra nella quotidianità delle persone, è un prodotto che ti avvolge, che tocchi, inadatto alla smart working. Noi abbiamo sempre voluto restare in Italia, non esternalizzare la produzione e puntare sulla qualità del made in Italy”.

“Il ritorno a una sorta di autarchia produttiva? È uno scenario affascinante, ma altrettanto sfidante – dice Ada. – I costi della produzione in Italia continuano ad essere più alti che all’estero, rendersi competitivi è sempre più difficile. Servirebbe un chiaro segnale di sostegno anche in questo senso: le aziende italiane continuano a impegnarsi, a realizzare prodotti di alto livello con cura ai dettagli”. Ada e Marilena ne fanno anche una questione di (ri)educazione al bello: “comprare italiano vuol dire anche acquistare bellezza, oltre che qualità, a un prezzo forse superiore rispetto a quelli cui ci hanno abituato le grandi catene, ma giusto se si considera il valore dei materiali utilizzati e l’indotto occupazionale che quei prodotti rappresentano”.

Allora quali sono le prospettive per il futuro? In che modo le aziende italiane possono essere traghettate oltre la crisi odierna? “Io credo che le aziende debbano sempre più agire in una prospettiva di responsabilità sociale, attraverso i loro prodotti, agire anche in termini di impatto sociale generato. E credo anche che sarebbe utile a mutare la percezione e la narrazione consolidata e diffusa degli imprenditori come interessati solo al profitto: la pronta reazione di molti durante questa emergenza ha dimostrato che non è così, che questa visione deve essere superata, che le aziende sono intervenute dando il massimo impegno per reagire insieme. Il confronto tra imprenditori diventa parte essenziale di questo processo: in questi mesi ci è capitato di toccare con mano la forza della rete, quando trovare forniture era difficile abbiamo sempre avuto sul territorio il massimo della collaborazione per consentire alla filiera di non fermarsi, e questa è prassi che dovrebbe essere attiva sempre, non solo nell’emergenza”. E forse ci vorrebbero anche più imprenditrici donne, perché lo sguardo femminile sul mondo del lavoro potrebbe essere la chiave di volta, almeno ascoltando la storia di Ada e Marilena.